PATIENT EDUCATION

L'educazione del paziente in termini di patologia,
di comportamento corretto e di trattamento farmacologico.

Ascoltando i racconti dei pazienti ci si rende facilmente conto di come nei confronti dei farmaci esistano atteggiamenti profondamente antitetici. Si va da situazioni nelle quali i pazienti assumono dosi omeopatiche, che non consentono un controllo efficace e sicuro della propria malattia, ed altri nei quali si registra un sorprendente abuso per quantità e durata nel trattamento. Nell'arco di una sola settimana mi è capitato di registrare quattro storie molto particolari di rapporto con il farmaco:

  • Il primo caso è quello di una signora cinquantenne con una gonartrosi di modesta entità che gestiva in modo relativamente efficace la sua sintomatologia con una compressa di ibuprofene da 600 mg, che assumeva ad intervalli variabili da tre a quattro giorni ormai da lungo tempo. La paziente chiedeva se vi fosse un trattamento meno pericoloso perché temeva problemi a carico dell'apparato digerente.
  • Il secondo caso è un esempio ancora più rappresentativo di marcata farmacofobia. La paziente, una signora di 78 anni, lamentava l'inefficacia della terapia prescritta in occasione della visita precedente per una lombalgia di tipo meccanico. Ad una verifica del grado di aderenza è emerso che la paziente, alla quale era stato prescritto paracetamolo alla dose di 1 g al bisogno uno-due volte al giorno, per timore di possibili effetti collaterali, ha riferito di essersi limitata ad assumere una compressa al giorno di paracetamolo da 500 mg in modo intermittente e solo quando il dolore aveva raggiunto la massima intensità.
  • Il terzo caso è quello di un uomo di 45 anni che a seguito della comparsa di dolori articolari polidistrettuali a carattere infiammatorio, aveva assunto spontaneamente, senza nemmeno informare il proprio medico, una dose giornaliera relativamente elevata di un cortisonico per un arco di tempo di oltre due anni, dopo aver constatato che il farmaco era risultato molto efficace nella terapia della polimialgia reumatica di un altro membro della famiglia. Il paziente ha ammesso di essere consapevole dei rischi derivanti da tale comportamento, ma ha dichiarato di non avere avuto scelta dal momento che, essendo stato assunto da poco tempo, una eventuale assenza dal lavoro gli avrebbe comportato il licenziamento con gravi ripercussioni economiche sulla famiglia.
  • Il quarto caso è quello di un uomo di 62 anni affetto da artrosi polidistrettuale inveterata con grave compromissione anatomica delle ginocchia. Anche in questo caso, per ragioni legate alla necessità di garantire gli impegni di lavoro, il paziente al momento della visita ha ammesso di assumere una quantità di tramadolo pari a 750 mg al giorno!

Questi quattro esempi dimostrano quanto l'atteggiamento del paziente possa risultare diverso rispetto alle indicazioni concordate con il medico. Degno di nota è il fatto che l'abuso di farmaci si è registrato in due uomini mentre sono risultate farmaco fobiche due donne!