PATIENT EDUCATION

L'educazione del paziente in termini di patologia,
di comportamento corretto e di trattamento farmacologico.

Non è facile stabilire quale sia il limite minimo temporale per svolgere in modo ottimale un’azione complessa. I tempi di esecuzione ottimale di molte attività dipendono da una eterogenea gamma di variabili. Una ben coordinata azione di team può consentire, ad esempio, il raggiungimento di risultati a dir poco sorprendenti come quello di sostituire le quattro ruote di un’auto da corsa in un secondo e ottantacinque centesimi. La visita reumatologica non rientra tra le attività per le quali vi è una codifica uniforme dei tempi ottimali di esecuzione. La variabilità è impressionante. Un medico cinese di una struttura reumatologica pubblica visita una media di 80 pazienti al giorno con punte di 100-110.

In Italia il tempo di una prima visita reumatologica può variare, fra le diverse regioni, dai 20 ai 30 minuti. E’ questo un tempo accettabile nel rispetto delle regole della good clinical practice?

La risposta non può che essere NO!

In questo arco di tempo il medico dovrebbe:

  1. Eseguire un’anamnesi dettagliata
  2. Prendere visione della documentazione clinica del paziente (indagini di laboratorio, indagini radiologiche, cartelle cliniche, ecc.) e dei farmaci che assume regolarmente a domicilio
  3. Eseguire un esame obiettivo coerente con le problematiche cliniche
  4. Spiegare al paziente quanto è emerso dalla visita
  5. Illustrare e condividere il percorso ulteriore da seguire
  6. Fornire le necessarie informazioni relative ai farmaci prescritti e acquisendone il consenso, quando necessario
  7. Rispondere ai dubbi e ai quesiti del paziente
  8. Scrivere una relazione dettagliata al medico di medicina generale
  9. Verificare che il paziente abbia ben compreso quanto concordato.

Queste attività solo occasionalmente possono essere svolte, in maniera adeguata, in un arco di tempo inferiore ai trenta minuti, che pure costituiscono uno standard, che solo pochi centri possono garantire. Questa drammatica antitesi tra il rispetto delle regole auree della buona pratica clinica e il mondo reale ha ripercussioni di intuitiva rilevanza sul piano etico e medico legale. L’inaccettabile compromesso tra ciò che si fa e ciò che si dovrebbe fare viene mantenuto per la rassegnata passività dei pazienti, che non hanno la forza o la possibilità di difendere i propri diritti, e per l’atteggiamento autoassolutorio dei medici, che imputano a regole di sistema generate da altri i limiti del proprio operato. Questo stato di cose sembra però destinato a non potersi mantenere per lungo tempo per la crescente consapevolezza da parte dei pazienti dei propri diritti e per la altrettanto crescente consapevolezza da parte dei medici dei rischi medico-legali conseguenti al mancato rispetto di linee guida, raccomandazioni e gold standard assistenziali.

Purtroppo non vi sono ancora segnali incoraggianti in merito alla possibilità che venga riconosciuta la reale complessità della gestione dei percorsi assistenziali dei malati reumatici, ampliando l’arco di tempo minimo necessario per una corretta visita reumatologica. L’ormai dominante economicocrazia delle aziende sanitarie e le strategie di medicina difensiva messe in atto dai medici lasciano prevedere che se vi sarà una qualche rivoluzione nel campo dell’assistenza reumatologica, questa non potrà che essere innescata dai malati reumatici.

Resta purtroppo drammaticamente valido nel nostro Paese il seguente aforisma: “ogni sistema pubblico tende a configurarsi ai limiti minimi di decenza tollerati dalla collettività!”.