NURSING REUMATOLOGICO

L’infermiere analizza i bisogni, gestisce l’attuazione dei percorsi assistenziali,
di prevenzione ed educazione terapeutica

I malati gottosi, nel corso dei secoli, sono stati oggetto di forme di trattamento incredibilmente variegate e, non di rado, raccapriccianti.
Nei testi medici della prima metà dell’800, la castrazione viene riportata tra le pratiche terapeutiche, per altro estreme, capaci di arrecare un indiscutibile giovamento nella terapia della gotta. L’ essere risparmiati dalla gotta costituisce addirittura il principale vantaggio della castrazione:
“se il castrato è pusillanime, vile ed incapace a grandi intraprese, s’egli si trova periodicamente tormentato dalle emorroidi, se è soggetto a litterizia, alla polisarcilia, all’edema, alla  clorosi e a molte altre infermità, egli va in compenso esente dai dolori gottosi”.
Che la gotta risparmiasse gli eunuchi era noto da gran tempo e non era sfuggito allo stesso Ippocrate: “eunuchi non laborant podagra”.
La gotta resta ancora oggi una malattia di talora arduo trattamento, fortunatamente in una quota minoritaria di pazienti. Anche per questi soggetti, fortunatamente, si possono trovare soluzioni accettabili che evitano al medico di prospettare una così poco gradevole soluzione estrema di trattamento.
(Adelon et al. Dizionario classico di medicina interna ed esterna, tomo 5. G. Antonelli editore, Venezia, 1835; pag. 442)