NURSING REUMATOLOGICO

L’infermiere analizza i bisogni, gestisce l’attuazione dei percorsi assistenziali,
di prevenzione ed educazione terapeutica

Gli infermieri dovrebbero garantire percorsi assistenziali basati su protocolli e linee guida nazionali e locali.

Commento
Anche se la personalizzazione dei percorsi assistenziali costituisce un presupposto fondamentale per ogni strategia di trattamento, il riferimento a protocolli e linee guida a carattere nazionale o locale deve rappresentare una base di partenza necessaria. Il riferimento a protocolli e linee guida costituisce infatti un importante elemento di garanzia per il paziente e di tutela per l’infermiere. Nell’ambito di direttive il più delle volte a carattere generale si potranno poi individuare interventi adeguatamente orientati a risolvere specifici problemi o rispondere a esigenze particolari di ogni singolo paziente. Dal punto di vista organizzativo, il coordinatore infermieristico dovrebbe raccogliere in uno specifico volume le linee guida, i protocolli e le istruzioni operative ai quali dovranno fare riferimento gli infermieri e gli operatori socio sanitari in servizio presso l’unità operativa. Duole constatare che la letteratura di riferimento in questo specifico settore è del tutto carente. L’esigenza di uniformare le diverse tappe dei percorsi assistenziali tra le diverse strutture reumatologiche italiane non è stata sino a ora molto sentita. Non si sono attivate, in particolare, iniziative di confronto e/o di consenso finalizzate a ridurre l’estrema variabilità di approccio ai problemi da parte degli infermieri operanti nelle diverse strutture reumatologiche italiane. Da una serie preliminare di verifiche volte a definire il grado di variabilità dei percorsi assistenziali tra le diverse strutture reumatologiche si può affermare che la situazione è quella di una vera e propria “babele” operativa. Fra le procedure per le quali abbiamo osservato un rilevante livello di discordanza figurano, ad esempio, le modalità di infusione dei farmaci biologici, le modalità di esecuzione della intradermoreazione di Mantoux, le modalità di conservazione dei farmaci biologici, il trattamento delle ulcere cutanee in corso di sclerosi sistemica, i percorsi di patient education, la cartella infermieristica. L’esigenza di procedere in modo sollecito verso un approccio più razionale alla standardizzazione dei percorsi assistenziali comincia ad essere sempre più sentita a livello europeo. Le stesse raccomandazioni EULAR costituiscono un esempio molto forte di un provvidenziale cambio di mentalità che ci auguriamo contribuisca a modificare in maniera radicale il ruolo dell’infermiere nella gestione dell’intero percorso assistenziale dei pazienti con artrite cronica. Un percorso assistenziale basato su protocolli e linee guida ben definite richiede un forte investimento da parte dell’infermiere sul piano culturale ed organizzativo. E' evidente che un infermiere adeguatamente formato per tale scopo dovrà provvedere ad una radicale ridefinizione dei tempi e dei carichi assistenziali per la gestione di ogni singolo paziente. La qualità richiede tempo e ciò rende intuitivamente problematica la realizzazione di una vera e propria rivoluzione assistenziale nell’attuale scenario di crisi di risorse del Servizio Sanitario Nazionale. Una serie di obiettivi minimi essenziali, che potrebbero consentire un rilevante salto di qualità senza compromettere gli attuali delicati equilibri organizzativi delle strutture reumatologiche italiane si potrebbe agevolmente raggiungere attraverso un costruttivo ed aperto confronto fra le modalità di attuazione di alcune procedure essenziali della pratica infermieristica quotidiana. Un primo tentativo in questa direzione è stato sperimentato recentemente dal nostro gruppo in merito alla cartella infermieristica. Sarebbe auspicabile che a questa iniziativa ne seguissero spontaneamente altre, in modo da poter pervenire quanto prima alla creazione di modelli di riferimento nazionali. L’esigenza di garantire percorsi assistenziali standardizzati viene avvertita sempre più anche da parte dei pazienti. Altrettanto forte è la esigenza di vedersi garantita una presa in carico globale da parte di professionisti preparati e competenti, che rispondano ai bisogni dei singoli pazienti con professionalità, al fine di garantire loro il miglior percorso possibile in termini di qualità ed appropriatezza. La risposta a questo tipo di legittima esigenza richiede ovviamente un grande impegno da parte dell’infermiere. In assenza di specifiche direttive in proposito da parte degli organi istituzionali, gli infermieri dovrebbero spontaneamente cercare modalità e momenti di condivisione e confronto, dal momento che la confusione e la disomogeneità nell’approccio terapeutico ed assistenziale tra le diverse strutture reumatologiche è da ritenersi inaccettabile. D’altro canto, è opportuno ricordare che protocolli, linee guida, procedure, istruzioni operative sono strumenti di indirizzo guidato della pratica clinica-assistenziale. L’infermiere deve procedere al loro utilizzo con intelligenza ed elasticità mentale. L’infermiere non deve mai dimenticare che lo schema indicato in un protocollo e/o in una linea guida non può essere attuato in modo acritico, ma deve essere modificabile ed adattabile alle specifiche problematiche individuali. L’applicazione dell’ “evidence based nursing”, oltre a migliorare in modo significativo la qualità dell’assistenza permette di ridurre i margini di errore e di creare standard assistenziali che consentano un accurato feedback di ampie casistiche utile per un miglioramento continuo della qualità. Se fino a qualche anno fa l’infermiere agiva secondo una logica tradizionale del “si è sempre fatto così …” o “ho sempre sentito dire che …”, oggi è necessario cambiare. Il nostro dovere è quello agire secondo scienza e coscienza, operare secondo principi e criteri scientifici validati e valutati criticamente dall’infermiere, prima di applicarli nel contesto dei singoli percorsi assistenziali.
Antonella Moretti