NURSING REUMATOLOGICO

L’infermiere analizza i bisogni, gestisce l’attuazione dei percorsi assistenziali,
di prevenzione ed educazione terapeutica

Gli infermieri dovrebbero identificare, valutare e discutere le problematiche psico-sociali allo scopo di minimizzare la possibilità che i pazienti sviluppino ansia e depressione.

Commento
Questa quinta raccomandazione pone l’accento su una questione centrale: l’impatto psico-sociale delle artriti croniche sulla vita del paziente. Noi infermieri sappiamo molto bene quanto questo aspetto sia sentito dai pazienti.
Lo spazio relazionale che siamo abituati ad offrire al paziente durante la compilazione della cartella infermieristica ci mette a contatto molto spesso con la realtà emozionale, intima del malato. Il dolore articolare molto spesso è annientato dal dolore dell’anima, dall’impossibilità di gestire la quotidianità con la malattia. Il malato cade preda di un profondo sconforto per il timore di non riuscire a risolvere il proprio stato di malattia; l’ansia che deriva da questo stato di tensione emotiva, se non adeguatamente contenuta, può raggiungere livelli allarmanti. Noi infermieri possiamo fare molto per lenire questa sofferenza e aiutare il paziente a comprendere meglio la situazione nelle sue vesti reali. La mia personale esperienza di counselor in questo settore mi ha aiutato molto. Mi ha permesso di comprendere e verificare concretamente quanto sia importante per un malato sentirsi ascoltato con partecipazione e interesse. I malati non chiedono ricette di benessere pre-confezionate, hanno bisogno di risposte concrete ai loro personali problemi. Certamente non riusciremo a eliminare ogni ostacolo dalla vita del paziente ma certamente potremmo ridurre notevolmente la sua ansia. Tornare a casa con la realistica convinzione di non essere più solo, di aver trovato una persona competente e comprensiva alla quale raccontare i propri disagi è il regalo più bello che possiamo fare a un paziente. Trovare insieme una soluzione accettabile poi renderà la malattia meno invasiva e più accettabile.
Antonella Moretti