LA GESTIONE DEL PAZIENTE CON ARTRITE CRONICA

La nuova rubrica di AIR finalizzata a promuovere la conoscenza di regole e comportamenti
finalizzati a migliorare il proprio stato di salute nei pazienti affetti da artrite cronica

C’era una volta un Paese nel quale una giovane studentessa di Scienze Infermieristiche animata, come molti giovani, da un entusiasmo incontenibile per la sua futura professione e da un forte desiderio di conoscenza decise di intraprendere un percorso di ricerca nel campo dell’assistenza ai malati reumatici culminato in una splendida tesi di Diploma di Laurea. La passione per la ricerca è come una infezione incurabile, una volta contaminati non c’è più scampo.

Ecco quindi che si spiega il fatto che, all’indomani della laurea, questa giovane infermiera decide di intraprendere una esperienza di formazione presso un prestigioso centro universitario olandese sotto la guida della leader indiscussa a livello internazionale del nursing specialistico reumatologico. L’impatto è sconvolgente per la cortesia e la qualità dell’accoglienza che vanno oltre ogni immaginazione: altro mondo, altre idee, altra cultura, altre motivazioni, altri incentivi, altre speranze. Il tutto nel contesto di un approccio di team basato su entusiasmo, passione e amore per la ricerca.

La sorpresa è ancora più grande quando scopre di vedersi riconosciuto un supporto economico da parte dell’Università ospite per il lavoro di ricerca che svolgerà, dopo un intenso e rapido training iniziale. Sulle ali dell’entusiasmo passano veloci i mesi ricchi di studio, formazione continua, analisi di dati, progetti futuri. La lontananza da casa e dagli affetti si sente, ma è mitigata dalla passione per un modo di interpretare la propria professione che prima aveva solo immaginato, ma che può ora concretamente attuare.

La fine di questa esperienza non è un addio alla struttura ospite e all’illustre mentore ma solo un arrivederci, con tanti progetti innovativi da realizzare in modo collaborativo e avendo acquisito un preziosissimo bagaglio di conoscenze e di abilità metodologiche da trapiantare nella propria realtà assistenziale.

Con il ritorno in Italia arrivano anche la laurea magistrale e la vittoria a un concorso presso l’Ospedale dove aveva iniziato il training reumatologico. Entusiasmo alle stelle! Progetto ambizioso di miglioramento dei percorsi assistenziali dei pazienti con gotta e possibilità di una collaborazione innovativa ed originale con una delle strutture più avanzate nella ricerca in campo di nursing reumatologico a livello internazionale: un sogno che si sta per realizzare, ma, incredibilmente, non viene inclusa nello staff della Reumatologia ma assegnata ad altro reparto per “esigenze di servizio”.

Innumerevoli sono i tentativi di arrivare ad una qualche soluzione del problema: nulla da fare, muri di gomma, cavilli burocratici assurdi, totale mancanza di visione strategica dell’importanza della qualità dell’assistenza, assoluto disinteresse nei confronti della utilità della ricerca. Il tempo passa e nessuna soluzione si profila all’orizzonte. Nel corso dei mesi viene assegnata ad altre unità operative ma la Reumatologia resta “off limits”. A nulla valgono richieste molto energiche e varie proposte di ovviare a questa incresciosa, irrazionale e imbarazzante situazione. Sindacati, vertici dell’Ospedale e dell’Azienda Sanitaria fanno spallucce e di fatto lasciano immutata questa assurda realtà.

A nulla valgono anche le dichiarazioni della giovane e delusissima infermiera che è disposta ad abbandonare l’Ospedale alla prima occasione di fuga. Ciò puntualmente avviene quando, dopo aver vinto un concorso presso un’Azienda Ospedaliera di un’altra regione, la nostra protagonista di questa favola triste si trasferisce nella nuova destinazione.

Questa purtroppo non è una favola ma una storia vera nella quale tutti i protagonisti sono stati sconfitti.

I malati reumatici sono stati sconfitti, perché una parte di loro si è vista negata la possibilità di attuazione di un percorso assistenziale originale ed innovativo, che avrebbe portato loro indiscutibili vantaggi.

La struttura reumatologica che ha innescato e attuato il progetto di collaborazione con l’Università olandese è stata sconfitta in quanto ha investito tempo, denaro e energie per avviare un progetto di miglioramento della qualità dell’assistenza, che non si è potuto realizzare.

È stato anche sconfitto il centro di Nursing Research dell’Università olandese che ha investito tempo, denaro e risorse umane per avviare un progetto di collaborazione scientifica che è rimasto nell’aria e non si è attuato.

Sono state sconfitte la Direzione dell’Ospedale e quella dell’Azienda Sanitaria, che non hanno voluto utilizzare al meglio le competenze e la professionalità acquisite da una giovane ed entusiasta infermiera, dimostrando una ostinazione e una insensibilità tali da spingerla ad andarsene in una struttura di un’altra regione, dove ha trovato un ambiente non ostile alla valorizzazione delle sue competenze, che sono state anzi accolte con entusiasmo e finalizzate ad una stimolante progettualità.

Ma la sconfitta più difficile da accettare (che mi auguro sia solo temporanea) è stata quella che ha subito una giovane infermiera, che con appassionato impegno si è voluta mettere in gioco investendo su se stessa, allo scopo di migliorare la qualità della sua professione, in linea con i migliori standard di riferimento internazionali. Questo impegno non è stato minimamente riconosciuto e valorizzato da un sistema che evidentemente non promuove, non privilegia e non esalta la qualità e la ricerca.

Credo proprio che i gestori e i burocrati della sanità dovrebbero rileggere con attenzione e meditare a lungo sul brano del Vangelo di Matteo (Mt 25,14-30) conosciuto come “La parabola dei talenti”.