LA GESTIONE DEL PAZIENTE CON ARTRITE CRONICA

La nuova rubrica di AIR finalizzata a promuovere la conoscenza di regole e comportamenti
finalizzati a migliorare il proprio stato di salute nei pazienti affetti da artrite cronica

Il titolo di questa celeberrima opera di Sigmund Freud sintetizza in modo mirabile due concetti che spesso citiamo nella vita di tutti i giorni sia pure in una accezione non puramente psicopatologica. Nella esperienza quotidiana di ogni reumatologo lo scenario della ossessione e quello della fobia si delineano in modo molto chiaro, anche se con molteplici sfumature, di fronte a certi pazienti che potremmo definire letteralmente ossessionati dalla propria grave malattia, ma che al tempo stesso manifestano una incontrollabile fobia nei confronti dei farmaci proposti.

Si tratta di situazioni non facili da gestire. I pazienti che più spesso e in modo più intenso manifestano questo contrasto emozionale sono i veri e propri nomadi sanitari, hanno consultato diversi specialisti, esibiscono una infinità di relazioni e sono reduci da molteplici tentativi di terapia spesso interrotti per paura degli effetti collaterali o per la demonizzazione del primo lieve disturbo o di uno scostamento minimo di un indice di laboratorio.

Tra i farmaci che più innescano reazioni fobiche il metrotrexato riveste un ruolo di indiscutibile rilievo. La lettura del foglietto illustrativo viene definita da alcuni soggetti con espressioni del tipo “pugno nello stomaco”. Il metotrexato viene percepito come chemioterapico antitumorale. Nella scheda tecnica di molte confezioni viene infatti riportato che il farmaco “è indicato per il trattamento chemioterapico antineoplastico del carcinoma della mammella e di altre neoplasie come la leucemia linfatica e il linfosarcoma”. Se a ciò si aggiunge la lista infinita di effetti collaterali e avvertenze è inevitabile che, in assenza di un incisivo e efficace percorso di “patient education” la percezione del rapporto rischi/benefici del farmaco sarà del tutto stravolta specie in soggetti molto sensibili e con chiare tendenze farmacofobiche.

La nostra consolidata esperienza in questo delicato settore indica che una giusta presentazione del farmaco incide in misura determinante nel prevenire reazioni fobiche e nel migliorare la compliance e l’aderenza del paziente. È fondamentale a questo scopo la precisazione che il rischio degli effetti collaterali dipende dalla dose somministrata e che nella terapia delle malattie reumatiche i dosaggi e i tempi di somministrazione sono del tutto diversi rispetto a quelli utilizzati in oncologia. I pazienti devono capire bene che il metotrexato alle dosi usate in Reumatologia è la “cardioaspirina” degli immunodepressori, che garantisce un più che soddisfacente rapporto rischi/benefici, che la sua somministrazione andrà accuratamente monitorata per cogliere i primi segni di eventuale intolleranza e, soprattutto, che costituisce il farmaco “ancora” per  molte malattie reumatiche e che milioni di persone in tutto il mondo lo  utilizzano in perfetta sicurezza e ne hanno tratto un eccellente vantaggio anche in associazione con altri farmaci.