LA GESTIONE DEL PAZIENTE CON ARTRITE CRONICA

La nuova rubrica di AIR finalizzata a promuovere la conoscenza di regole e comportamenti
finalizzati a migliorare il proprio stato di salute nei pazienti affetti da artrite cronica

L’espressività clinica di gran parte delle malattie reumatiche è nettamente condizionata da molteplici fattori ambientali ed è quindi tutt’altro che inaspettato che radicali modifiche dello stile di vita possano influenzare i sintomi e i segni della propria patologia.

Il lockdown ha determinato una netta e radicale modifica dei nostri comportamenti e ha prodotto effetti di tipo diverso e talora di segno opposto sulla espressività clinica delle diverse malattie reumatiche. Molti pazienti ci riferiscono di aver riscontrato una netta attenuazione della sintomatologia dolorosa rispetto alle condizioni pre-isolamento. Ciò si è verificato soprattutto nei casi nei quali la componente meccanica risultava determinante nel condizionare l’andamento del dolore. Il riposo forzato ha creato i presupposti per quella convalescenza perfetta, difficile da realizzare in condizioni di vita normale, ma talmente utile da favorire un efficace processo riparativo del danno anatomico.

Nei pazienti con malattie dell’apparato locomotore ad espressività clinica nettamente condizionata dal sovraccarico funzionale statico e dinamico si è anche registrata una netta riduzione del ricorso a farmaci antidolorifici. All’estremità opposta rispetto a chi ha tratto beneficio dalle limitazioni imposte dal lockdown vi è però un gruppo non meno numeroso di pazienti che hanno subito una recrudescenza della sintomatologia dolorosa e non solo per ragioni di tipo diverso. I soggetti con gravi malattie sistemiche che richiedono un accurato monitoraggio ad intervalli brevi si sono trovati a dover affrontare situazioni  molto delicate e difficili da gestire pur in un contesto di improvvisata telemedicina. In altre circostanze la recrudescenza della patologia di fondo è stata condizionata da perdita di aderenza agli schemi impostati e scarsa compliance. Nei pazienti con fibromialgia l’isolamento forzato al proprio domicilio, specie se in contesti familiari e relazionali problematici,  ha accentuato considerevolmente preesistenti situazioni di stress, con impennate della sintomatologia difficili da controllare. Il regime di forzata clausura ha reso inoltre molto difficile attuare tutte quelle misure volte a modificare incisivamente lo stile di vita, come ad esempio la pratica l’attività fisica di tipo aerobico all’aperto o il mantenimento di programmi di fisioterapia o di idroterapia. Il clima di incertezza e paura, specie in soggetti molto sensibili, ha infine innescato e amplificato un circolo vizioso di ansia, turbe del sonno, depressione reattiva e conseguente esplosione dell’intero panorama dei sintomi della fibromialgia. La speranza (tutta da verificare) è che nei mesi estivi, con l’allentamento delle misure di limitazione della libertà individuale, si possano venire a creare le condizioni per un graduale ritorno a condizioni di vita che rendano meno problematica l’attuazione delle misure utili a combattere la già difficile  battaglia contro la fibromialgia.