LA GESTIONE DEL PAZIENTE CON ARTRITE CRONICA

La nuova rubrica di AIR finalizzata a promuovere la conoscenza di regole e comportamenti
finalizzati a migliorare il proprio stato di salute nei pazienti affetti da artrite cronica

L’idrossiclorochina e la clorochina che la drammatica pandemia da Coronavirus hanno posto al centro dell’attenzione internazionale come farmaci potenzialmente capaci di mitigare o di prevenire i danni indotti dal virus hanno generato un’ondata di controverse interpretazioni in merito al reale rapporto rischi/benefici.

Tralasciando ogni discorso sul loro reale effetto anti-virale, merita di essere affrontato il problema della più volte rimarcata tossicità cardiovascolare legata all’allungamento del QT dell’elettrocardiogramma e alla comparsa di una cardiomiopatia.  In realtà, come opportunamente sottolineato in una recente presa di posizione da parte della Società Italiana di Reumatologia, tale rischio non è quantificabile per mancanza di dati derivanti da studi randomizzzati e controllati. Dagli studi disponibili il profilo di scurezza di idrossiclorochina e clorochina è del tutto rassicurante e addirittura “nelle patologie reumatologiche  questi farmaci sembrano invece possedere un profilo cardiologico protettivo in quanto sono in grado di ridurre gli eventi cardiovascolari, abbassano il valore della glicemia a digiuno e contrastano l’iperlipidemia. Inoltre, l’idrossiclorochina sembra svolgere un effetto anti trombotico migliorando la funzione endoteliale. D’altra parte, non può essere escluso che gli eventi cardiovascolari segnalati con elevati dosaggi di questi farmaci nel corso del loro impiego per l’infezione da SARS Cov 2 possano almeno in parte essere attribuiti alla malattia di base e non dipendere dal trattamento in atto”.

D’altro canto lo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista “The Lancet” nel quale veniva riportata una aumentata mortalità nei pazienti trattati con clorochina e idrossiclorochina, è stato ritirato per la “ritrattazione” di tre dei quattro autori.

Questi concetti devono essere ben chiari al medico in quanto da giornali e televisione sono emerse prese di posizione molto allarmanti sulla cardiotossicità dell’idrossiclorochina. Noi abbiamo ricevuto molte telefonate di pazienti in trattamento con idrossiclorochina spaventatissimi dall’idea di dover assumere questo farmaco improvvisamente demonizzato come un killer potenziale.  Abbiamo provveduto ovviamente a rassicurare i nostri pazienti spiegando loro che alle dosi prescritte per le patologie reumatologiche il rapporto benefici/rischi a livello cardiovascolare era del tutto a favore dei benefici per le ragioni appena esposte.