Purtroppo siamo ancora ben lontani dal ritorno alla normalità. Per ragioni difficili da comprendere, persiste una drammatica carenza di personale che non consente di fornire una decorosa risposta assistenziale alla valanga di richieste di visita specialistica e di prestazioni ambulatoriali complesse.

La pandemia si è rivelata quindi un vero e proprio amplificatore della cecità di politici e amministratori sanitari nei confronti dell’assistenza ai malati reumatici.

Alla base di questo antico problema vi sono gravi carenze culturali. Una decorosa assistenza alle gravissime problematiche delle malattie reumatiche più gravi e invalidanti non potrà mai decollare se chi gestisce l’organizzazione dei sistemi sanitari non ha ben chiara la devastante gravità di queste malattie e i bisogni assistenziali dei pazienti più fragili. Quello che a livello anche nazionale non è stato ben compreso è il fatto che se l’Ospedale diviene inaccessibile ai pazienti con malattie sistemiche gravi e progressive, questi pazienti possono sviluppare complicanze devastanti, irreversibili e potenzialmente fatali. Se nel calcolo della mortalità da Covid si includessero anche i pazienti con malattie croniche abbandonati al loro destino per mancata assistenza il bilancio sarebbe ben più drammatico.

Per evitare questi problemi sarebbe stato sufficiente non inserire i bisogni assistenziali dei malati reumatici all’ultimo posto fra le priorità di intervento per i malati non-Covid, come invece purtroppo è tragicamente avvenuto.

L’errore più grave, nella pur frettolosa riorganizzazione della sanità, è stato e continua a essere, senza alcun dubbio, quello di non aver garantito e di non garantire un efficiente porto di approdo per i malati affetti da gravi malattie reumatiche con dotazioni adeguate alla rilevanza clinica dei problemi da affrontare.